motion blur – fantasmizziamo il mondo.

17.09.2009

questo tutoria fotograFICO nasce per spiegare come sia venuto fuori questo scatto, con le personcine in movimento semifantasmizzate:

contemplation.
(lo trovate anche QUI)

spieghiamo per prima cosa che si tratta di un effetto di sfocatura in movimento chiamato tecnicamente “motion blur”, e che oltre ad essere utile ad esprimere un concetto come in questo caso, qualche volta fa proprio figo. avete mai visto quelle foto di fontane, o di cascate che paiono uscite da un film fantasy, in cui l’acqua sembra un velo? beh, se non le avete mai viste vedetele, che sono belle belle in modo assurdo (zoolander quote :P) io però non le ho mai fatte quelle. ma sono tra i miei prossimi progetti, giuro *___*

comunque il mio scatto testimonia che non vi serve per forza l’acqua (potreste sempre esercitarvi col rubinetto di casa, ma non so quanto sia artistico) potete ottenere questi risultati con qualsiasi cosa che si muova. una bicicletta che corre, le macchine in strada, le persone che camminano, le famigliole di topolini venuti fuori dalle fogne che vi attraversano la strada..

allora, come facciamo per ottenere questo effetto scia?

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bilanciamento del bianco – ovvero: combattiamo il giallo ittero delle lampadine al tungsteno!!

12.09.2009

questa settimana voglio strafare, perciò vi propongo un altro tutorial. poi ho anche scoperto che l’editor cambia il carattere di scrittura da solo, quindi dopo un momento iniziale di stizza, e dopo aver domato l’impulso di darmi a capate nel muro per aver gettato 15 minuti della mia esistemza a capire come trasformare un vomitevole timesnewroman in un più dignitoso arial, ho deciso che infondo è una cosa di cui essere contenti. eppoi se tutto mi va bene stasera vado a rimpinzarmi di torta cocco e nutella, quindi non può essere che una buona giornata :D

ma bando alle ciance, introduciamo l’argomento all’ordine del giorno: il white balancing. sembrerà stupido, ma molti ignorano le meraviglie infinite che si nascondono dietro un semplice tastino che sta lì sulla vostra reflex (notasi che anche molte compatte permettono di scegliere il bilanciamento del bianco), il più delle volte inutilizzato. però se il signor canon, o il signor nikon, o il signor pentax o tanti altri hanno avuto l’idea di mettercelo, magari vuol dire che avrà una sua ragione d’esistere, non vi pare? vediamo qual è.

avete scattato una foto al vostro nipotino di 3 anni la sera del cenone di natale (interno, luce artificiale della lampadina 60 watt a luce gialla che è sul lampadario del salone di vostra nonna), l’avete mostrata a sua madre e lei lo ha portato di corsa dal medico per chiedergli come mai il suo pargolo avesse quell’insana carnagione giallo ittero? avete fatto qualche foto ai vostri amici alla spaghettata della domenica sera (interno, luce a neon, che il vostro amico gianfranco ha le braccine corte e compra quelle lampadine a risparmio energetico che non servono a un tubo), e riguardandole vi domandate quand’è che avete stretto amicizia con il villaggio dei puffi pallidi? siete in un campo di grano a fare qualche bello scatto estivo (esterno, ma vi è andata maluccio e il cielo è così coperto che sembra di stare a londra invece che sulle colline del chianti) (oh, non vi lamentate, quando vado in giro io puntualmente viene a piovere –.-“), ma proprio non riuscite a capire perchè quelle dannate spighe vengon fuori color beige-rigurgito-di-neonato anzichè giallo oro? ebbene sì, il vostro problema è il bilanciamento del bianco!

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cappuccetto bokeh.

20.10.2008

oggi parliamo di un effetto di messa a fuoco tanto carino e simpatico che si chiama bokeh (non chiamatelo mai bokeN, per carità, che mi viene l’orticaria ).

bokeh ( ぼ け,che non è un disegnino di vostro nipote di tre anni, ma il modo in cui si scrive nella sua lingua originale) è una parola giapponese che in italiano significa sfocatura. oggi mi sento verbalmente sterile, perciò nonostante io sia una nipponofila convinta vi risparmio il monologo su quanto mi renda allegra e scodinzolante il fatto che per una volta ci siamo impadroniti di un vocabolo giapponese anzichè americano. che poi in inglese sfocatura è blur, che come parola è caruccia uguale, ma ora non ci importa

insomma, si ottiene mettendo a fuoco solo una piccola porzione di immagine, e automaticamente sfocando tutto il resto (esempi sotto). la lente poi deforma questa sfocatura, facendo apparire sullo sfondo delle forme pallose (che voi potete anche chiamare pois).

sono tanti i fattori coinvolti nella realizzazione di questo effetto (distanza del soggetto dallo sfondo, condizioni di luce, uso della messa a fuoco manuale piuttosto che automatica, ecc..) ma ovviamente ciò che pesa di più è la profondità di campo: più diaframma aperto = più bokeh. detto con i numeri, a f/2.8 lo sfondo della vostra foto sarà cosparso di deliziosi pois di luce, a f/11 ve lo sognate.

va da se che non tutti gli obiettivi sono adatti al nostro scopo bokeh-ggiante. i migliori sono i macro, alcuni teleobiettivi, e naturalmente il 50mm, l’obiettivo da bokeh per eccellenza (nel senso che non serve a nient’altro. però ve la vendono come una lente per ritratti, quindi nel caso assecondateli e fingete di non averlo comprato solo per bokeh-izzare tutto quello che avete intorno come ho fatto io).

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