l’ABC del photoshoppamento – ovvero come rendere passabile una foto oscena.

11 Settembre 2009

madames, monsieurs.. bonsoir

saranno tipo sei o sette eternità che non aggiorno questo tutorial blògg (che non aggiorno nessuno dei miei millessettecentocinquantasèi blògg, in realtà).. ma ho avuto un pò da fare ultimamente. cose tipo laurearmi, fare un viaggio a parigi, scegliere una specialistica che non mi facesse venire da vomitare. cose così insomma.

però ora sono qui a scrivervi un -ipoteticamente- utile tutorial sul quale meditavo da un pò. uòrdpress permettendo, si intende, che dall’ultima volta hanno di nuovo cambiato l’editor, sto scrivendo con un cagosissimo timesnewroman che sarà di dimensione 4 tanto che è piccolo, e non ho la più pallida idea di come modificare il carattere. àlegria

dunque, come da titolo, questo tutorial è riservato a quelli che sono alle primissime armi, che dopo aver scattato una foto con la loro compattina la guardano sconsolati pensando “uffamaquantosonslavatiicolori” / “uffapendetuttaadestramanonsaròmicastrabico” / “ecchecaspiomapperchèquestomoscerinodelcavolodovevapassareproprioadessodavantialmioobbiettivo”. ecco, se pensate una qualsiasi cosa che inizi per uffa, questo tutoria è per voi.

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lentine artificiali (seguono coGnati di Gomito)

5 Marzo 2009

buoooooondì :)

è passato decisamente un bel pò di tempo dall’ultima volta, lo so.. ma adesso che gli impegni si sono finalmente ridotti direi che siamo pronti per un altro tutorial .

allora, quest’oggi impariamo come cambiare il colore degli occhi con photoshop. per la cronaca, io continuo ad usare il CS3, che già sul mio pc ci mette quindici minuti ad aprirsi, quindi suppongo che il 4 non mi ci girerebbe proprio. e lo so che non vi frega, era per far conversazione (e per lagnarmi un pò dell’obsoletitudine della low-tech di casa mia ) .

dunque, sempre per far conversazione, premettiamo che io ho uno schifo assurdo di tutto ciò che possa avvicinarsi agli occhi, dal collirio all’eyelaner, per cui la parola lentine colorate solo ad immaginarlo mi dà proprio i coGnati di vGomito (ma nel senso letterale della parola, eh) (anzi, adesso corro in bagno mi sa..). quindi, per una che ha sempre sognato di avere gli occhi viola e non blu imparare a fare questa roba qui era indispensabile. perchè come sempre, dove non arrivano le acqua comfort dailies (aaaah, schifoschifoschifo ) ci arriva photoshop.

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cappuccetto bokeh.

20 Ottobre 2008

oggi parliamo di un effetto di messa a fuoco tanto carino e simpatico che si chiama bokeh (non chiamatelo mai bokeN, per carità, che mi viene l’orticaria ).

bokeh ( ぼ け,che non è un disegnino di vostro nipote di tre anni, ma il modo in cui si scrive nella sua lingua originale) è una parola giapponese che in italiano significa sfocatura. oggi mi sento verbalmente sterile, perciò nonostante io sia una nipponofila convinta vi risparmio il monologo su quanto mi renda allegra e scodinzolante il fatto che per una volta ci siamo impadroniti di un vocabolo giapponese anzichè americano. che poi in inglese sfocatura è blur, che come parola è caruccia uguale, ma ora non ci importa

insomma, si ottiene mettendo a fuoco solo una piccola porzione di immagine, e automaticamente sfocando tutto il resto (esempi sotto). la lente poi deforma questa sfocatura, facendo apparire sullo sfondo delle forme pallose (che voi potete anche chiamare pois).

sono tanti i fattori coinvolti nella realizzazione di questo effetto (distanza del soggetto dallo sfondo, condizioni di luce, uso della messa a fuoco manuale piuttosto che automatica, ecc..) ma ovviamente ciò che pesa di più è la profondità di campo: più diaframma aperto = più bokeh. detto con i numeri, a f/2.8 lo sfondo della vostra foto sarà cosparso di deliziosi pois di luce, a f/11 ve lo sognate.

va da se che non tutti gli obiettivi sono adatti al nostro scopo bokeh-ggiante. i migliori sono i macro, alcuni teleobiettivi, e naturalmente il 50mm, l’obiettivo da bokeh per eccellenza (nel senso che non serve a nient’altro. però ve la vendono come una lente per ritratti, quindi nel caso assecondateli e fingete di non averlo comprato solo per bokeh-izzare tutto quello che avete intorno come ho fatto io).

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cciù is megl’che uàn!

14 Settembre 2008

tùdèi impariamo come si fa un dyptich, aka dittico, aka due foto appiccicate insieme. perchè cciù is megl’ che uàn! no? (ma quanto è buono il maxi bon? .. scusO, è ora di pranzo!)

per prima cosa, apriamo entrambe le foto con photoshop. cioè, a dire la verità potete farlo con qualsiasi programma di fotoritocco (eccetto con paint shop pro, che in realtà i dittici li potete fare lo stesso, ma io lo odio e se lo usate mi prendo collera ). le avete aperte? fatto? fatto! ovviamente è indispensabile che le foto abbiano le stesse dimensioni, in altezza se il vostro dyp è orizzontale, in larghezza se il vostro dyp è verticale.

per portare le foto alle dimensioni desiderate abbiamo due opzioni: 1) tagliarle, 2) ridimensionarle. ovviamente ogni scelta ha i suoi pro e i suo contro. tagliandole magari si restringe il campo sul soggetto in primo piano, però potreste mozzare la testa a qualcuno. ridimensionandole non tagliate nessuna testa, ma ovviamente le immagini sono più piccole e i dettagli sono meno visibili.

per tagliare un’immagine, basta andare in ‘immagine’ -> ‘dimensione quadro’ e scegliere la misura che preferite (vi consiglio di impostare l’unità di misura in pixel, che in cm si capisce poco, e in pollici non ne parliamo u___u). nella finestra c’è anche l’opzione ‘ancoraggio’, fondamentale per selezionare se la parte che volete tagliar via è quella a destra, sinistra, sopra, sotto.. altrimenti vi taglia uniformemente da tutti i lati.

per ridimensionare invece, ‘immagine’ -> ‘dimensione immagine’. idem come sopra, scegliete di quanti pixel dev’essere la vostra foto. però badate bene che sia selezionata l’opzione ‘mantieni proporzioni’, che se no vi deforma tutto (il che può essere utile se volete sembrare più magri, ma per il resto non va mica bene).

io in genere scelgo tra le due foto quella che non voglio ridimensionare/tagliare, mi annoto bene le dimensioni, e poi taglio/ridimensiono l’altra, ma è solo un’idea.

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