20 Ottobre 2008
oggi parliamo di un effetto di messa a fuoco tanto carino e simpatico che si chiama bokeh (non chiamatelo mai bokeN, per carità, che mi viene l’orticaria
).
bokeh ( ぼ け,che non è un disegnino di vostro nipote di tre anni, ma il modo in cui si scrive nella sua lingua originale) è una parola giapponese che in italiano significa sfocatura. oggi mi sento verbalmente sterile, perciò nonostante io sia una nipponofila convinta vi risparmio il monologo su quanto mi renda allegra e scodinzolante il fatto che per una volta ci siamo impadroniti di un vocabolo giapponese anzichè americano. che poi in inglese sfocatura è blur, che come parola è caruccia uguale, ma ora non ci importa 
insomma, si ottiene mettendo a fuoco solo una piccola porzione di immagine, e automaticamente sfocando tutto il resto (esempi sotto). la lente poi deforma questa sfocatura, facendo apparire sullo sfondo delle forme pallose (che voi potete anche chiamare pois).


sono tanti i fattori coinvolti nella realizzazione di questo effetto (distanza del soggetto dallo sfondo, condizioni di luce, uso della messa a fuoco manuale piuttosto che automatica, ecc..) ma ovviamente ciò che pesa di più è la profondità di campo: più diaframma aperto = più bokeh. detto con i numeri, a f/2.8 lo sfondo della vostra foto sarà cosparso di deliziosi pois di luce, a f/11 ve lo sognate.
va da se che non tutti gli obiettivi sono adatti al nostro scopo bokeh-ggiante. i migliori sono i macro, alcuni teleobiettivi, e naturalmente il 50mm, l’obiettivo da bokeh per eccellenza (nel senso che non serve a nient’altro. però ve la vendono come una lente per ritratti, quindi nel caso assecondateli e fingete di non averlo comprato solo per bokeh-izzare tutto quello che avete intorno come ho fatto io).
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1 Ottobre 2008
domanda? checcos’è il noise, altrimenti detto RUMORE? 
possibili risposte:
1) quello che fa il tuo dirimpettaio quando decide di esercitarsi alla batteria per tutto il santo pomeriggio, spingendoti a desiderare che l’autocombustione umana non sia solo una leggenda metropolitana 
2) quel disturbo assai poco carino di aspetto granuloso che compare sulle foto scattate con valori ISO alti in condizioni di scarsa luce, che la bolletta dell enèl costa cara e a scuola non vi hanno mai insegnato ad accendere il sole a comando.
certo, in genere il rumore è limitato alle zone in ombra o scure, e a volte ci si fa caso solo se la foto viene ingrandita, però è fastidioso e antiestetico, e a noi non ci è simpatico. e allora, come lo eliminiamo? ci sono programmi appositi, come noise ninja o neat image, che se imparate ad usarli per bene sono una mano santa. oppure ci si può affidare al buon vecchio fotosciòpp, specie se il problema non è così grave (certo, se poi la foto si vede tutta a granellini come se ci fosse piovuto su il sahara cestinatela e scattatene una nuova u.u).
su photoshop basta andare su filtro -> disturbo -> riduci disturbo e giocherellare un pò con i parametri. è un pò come fare un lifting. ovviamente questo comporterà la perdita dei dettagli della vostra foto, però anche in questo caso la fata turchina (che io in realtà assomigliassi di più alla strega di biancaneve, però vabeh) ha una soluzione 
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